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::: 2002 :::

 

Sguardi "oltre"

a cura di Monica Miretti

 

Osservo i lavori di Orciani. E ne sono a mia volta osservata.

Il mondo di Eugenio Orciani è infatti popolato da esseri umani: bambini ma ancor più spesso adulti, uomini e soprattutto donne che si accampano sulla tela con estrema naturalezza, senza esasperate enfasi compositive e strutturali. Poco importa in effetti l'ambiente che li circonda e li accoglie, solitamente interni le cui coordinate spaziali non sono che accennate, appena tratteggiate, quasi ad offrire nient'altro che un minimo senso di realtà a cui questi esseri possano ancora aggrapparsi e nel quale abbia senso il loro vivere.

In un'arte che si allontana dalla linea astratto-informale e che pur tuttavia recupera, da un punto di vista tecnico, la tradizione di una pittura ad olio di grande raffinatezza esecutiva, il fulcro è infatti rappresentato dall'uomo in se stesso, distillato dal mondo che lo circonda che sembra in certo qual modo non appartenergli e nemmeno interessargli più. E zoomando su questi corpi seminudi - e a loro volta scabri, che l'artista non a caso lascia privi di orpelli descrittivi e narrativi - siamo magnetizzati dal vero motore primo dell'opera: il volto e, ancor più, lo sguardo.

Notava Hegel come di fronte agli occhi di un uomo ci troviamo in balìa di una notte "terribile e spaventosa... nell'abisso di una tenebra interminata". È proprio questo abisso misterioso, insondato e magmatico, che ci attanaglia ed attrae, ciò che costringe i nostri occhi a penetrare in quelli che ci guardano con apparente, immota fissità, quasi persi lontano, in un al di là che pure tutto racchiude.

Questi uomini e queste donne sollecitano insistentemente la nostra reazione, interagiscono con noi al di là delle forme, attraverso una corporeità che si fa puro spirito e si concentra sul dato di realtà più misterioso e 'virtuale' che possano offrirci: l'occhio. L'identità degli esseri creati da Orciani non si configura quindi mediante la rappresentazione del loro aspetto esteriore - ridotto a tal punto all'essenziale da apparire quasi scarno -quanto attraverso la soluzione emotiva della messa in scena di uno spazio che è in realtà puramente mentale.

Contrapponendosi ad una contemporaneità satura di media Orciani fa propria una scelta formale ed emotiva diversa con l'intento di condurre lo spettatore ad una modalità percettiva più lenta che scorre nel profondo, in un ritmo temporale più meditativo. L'umanità che popola i suoi lavori è certamente la stessa che ci cammina a fianco ogni giorno, riempie la nostra vita e la nostra solitudine. Eppure è anche un'umanità colta nella sua essenza più intima, che vive nella molteplicità labirintica dei fantasmi che ne agitano lo spirito mosso da un vago senso di drammaticità, da un'inquieta caducità. Sono personaggi in 'cerca d'autore' quelli che l'artista tratteggia con la vibrazione di una pennellata ricchissima di sfumature e sottilmente sfrangiata, esseri che ci ripropongono l'eterno dilemma del "chi siamo e dove andiamo?". In tal modo l'opera si dipana tra presenza e assenza, in un 'qui ed ora' che è contemporaneamente anche un 'altrove' spaziale e temporale, fisico ma soprattutto psicologico.

La dialettica che ne scaturisce talvolta è interna all'opera. Così accade nel rapportarsi della figura femminile, resa tattile da una carne rosata e trasparente che ne ammorbidisce il corpo, coi fantasmi che ne popolano lo spirito - la possente immagine michelangiolesca che letteralmente emana dalla sua mente e che con quest'ultima condivide, dal punto di vista formale, il cromatismo giallognolo e quel senso di impalpabilità, così diverso dalla pregnanza della materia tutta sangue e vita che appare in primo piano -. In altri casi il dialogo è molto meno mediato e si attiva un feeling diretto con lo spettatore facendo scaturire tensioni evocative profonde, attimi del suo vissuto o della sua realtà interiore che l'immagine proposta dall'artista empaticamente solleva allo stato di coscienza.

È questa condensazione tra possibili polarità - tra corpo visibile da un lato, cuore e mente dall'altro, tra realtà tangibile che ci sembra di sentire tra le mani e virtualità del pensiero - che sostanzia gli esseri creati da Orciani. Esseri come noi fatti di gambe e braccia, di fisionomie che ci sono familiari e appartengono al nostro immaginario, ma che a ben riflettere sono irreali se non fosse per quei grandi occhi che si spalancano su un mondo immaginato e immaginario - più che narrato - reale solo allorché popolato dai fantasmi che noi e solo noi sappiamo trasfondere in essi.

Monica Miretti
 

 

::: 2000 :::

 

Radici

a cura di Francesco Gallo

 

Eugenio Orciani fa vivere la sua pittura in una pratica dell'essenzialità, che è vissuta come semplificazione fantasmatica, come correzione di ogni intemperanza e debordazione, seguendo una regola matematica quasi aurea, del rigore architettonico dell'immagine.

Si inscrive di diritto nella linea che parte da Gnoli, per arrivare a Samari, attraversando momenti diversi di maggiore o minore apparizione della figura, ma sempre rispettando una linea estetica invalicabile nel rapporto segno, disegno, colore.

Eugenio Orciani costruisce le sue opere con genio sapienziale, associando gli impulsi reattivi dell'attualità, con le stratificazioni pesanti della storia, intesa come susseguirsi di stili e stilemi, che anche quando sono negati continuano il loro percorso carsico, sotterraneo, invisibile. Da ciò nasce un'alternarsi di presenze e assenze, che sono raffinate apparizioni ed evocazioni, quanto forti affermazioni di gusto.

Un modo di comportarsi con il dilagante "mondo" del virtuale, che è sempre più invadente e determinante, nell'essere leggerezza e pesantezza, impalpabile realtà incorporea che si confronta col ferro e l'acciaio del nostro senso comune. Un senso sempre più frastornato dalla perdita d'identità, dalla crisi, dalla disseminazione, eppure capace di trovare un confronto con l'immagine, come ineliminabile corporeità del racconto fabulistico, che esce dal nuovo specchio (che è lo spettacolo, la convenzione, l'eresia) dilatato, di strutture sempre più miniaturizzate, dell'essere vagheggiato da Kundera e Calvino.

Uno specchio che comprende ormai tutto, nell'ambizione dell'ultra e del plus, confortato dalle teorie ormai bubble gum della relatività, dell'antimateria, del cyber, del non fermarsi mai.

Orciani oppone un suo modo dell'essere immobile, del guardare con distacco, intavolando, con le ore del tempo e con le misure dello spazio, una laica e mistica conversazione sulla tela.

Francesco Gallo

 

::: 1998 :::

 

Vernissage dei Pittori
Ignazio Caruso - Eugenio Orciani

a cura di Massimo Distefano

 

Così di Eugenio ORCIANI, consideriamo le mitiche rappresentazioni di un reale oltre il reale stesso. Squarci del presente raggelati in atmosfere sospese con tagli di oggetti del quotidiano tecnologico alla GNOLI. Accorti primi piani mutuati dal linguaggio cinematografico. Il parabrezza di un auto, il paraurti in avanti nel tagliato di una vespa, quasi visti attraverso una lente che tutto ingrandisce e rende diafano, al contempo, nel puntiglioso puntualizzare per punti del procedere pittorico. Parti del quotidiano tecnologico solo vivificato per contrasto dallo statico apparire cromatico di una mela rossa, ora in rapporto di misura, ancora integra, ora in rapporto abnorme, appena sbucciata nella connotazione di un paesaggio domestico. Un sereno quietarsi dello sguardo nell'indagine del reale circostante dopo un gridare di ferri composti in forme frammiste su piano di ruggine. Un lento e duro costruire dell'habitat dell'uomo qui presente in immagini appena apparenti. Una denuncia quasi del mondo tecnologico che schiaccia l'uomo integrandolo al sistema, in questo rientrare nella materia ferro. Un perdersi nelle atmosfere di nebbia suddescritte, dove unico riferimento resta la mela, l'oggetto più vivo atto a rappresentare la necessaria salvezza dell'uomo nel ritorno alla NATURA espresso negli ultimissimi lavori. Per ricominciare il percorso, a trascendere dal Divino all'umano, dall'Eden della mela, oggetto del desiderio trasgressivo, al costruire, o ricostruire, un possibile universo in cui le risorse creative della cultura, vivano finalmente in armoniosa sintonia con l'impetuosa tumultuosità della natura.

 Realizzato da:
CANTIERI MULTIMEDIALI - Realizzazione Siti Internet e Prodotti Multimediali a Palazzolo Acreide (SR)

   
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Eugenio Orciani
Ronco Condorelli, 26 - 96010 Palazzolo Acreide (SR)
Tel. 0931 883214 - Cell. 339 4848942 - E-mail:
info@eugenioorciani.it